Oramai fa parte del nostro quotidiano; io questa cosa l’ho accettata non molto tempo fa, quando entrai in un grosso parco giochi (Gardaland tanto per non fare nomi) e mi ritrovai a fare la fila sotto un sole cocente per ‘divertirmi’: “Ho pagato per fare la fila! assurdo ma vero.”
Il primo impulso fu quello di andarmene ma non potevo rovinare la festa alla comitiva con cui ero ‘associato’ (in questo caso sarebbe meglio dire ‘accodato’). Così ‘soccombetti’ (o soccombei? odio prendere il coniugatore dei verbi per vedere se la coniugazione di soccombere è giusta) a questa frustrante realtà.
Così mentre ero in coda cominciai a pensare (ricordate sempre… pericolosi sono quelli che pensano…) in quante situazioni facciamo la fila e come spesso si cercano delle escamotage per evitarla: passare avanti spudoratamente innescando le ire della gente, fingendo una situazione d’emergenza, dicendo ‘devo solo chiedere una informazione’, oppure entrare dalla porta laterale chiedendo del direttore e così via… gli italiani, specialmente all’estero, sono conosciuti come veri specialisti nel ‘salto agli ostacoli’.
Qualche volta però abbiamo delle ‘vere’ esigenze per evitare la coda e quindi ci mettiamo nella condizione di mettere mano al portafoglio e così ‘pagare’ per saltare la fila del ‘volgo’.
(vedi l’attesa per una visita medica con normale prenotazione,... ma se diciamo: ‘vengo a pagamen… già sentiamo il gelido stetoscopio dello specialista vagare sotto la nostra maglietta della salute alla ricerca di un fantomatico soffio al cuore che avevamo dalla nascita di cui noi non ne avevamo mai avvertito la presenza… e per farcene una ragione pensiamo subito: “certo dopo anni di file o code agli sportelli può darsi che abbiamo ‘somatizzato’ tutti i soffi dovuti dalle lunghe attese”); oppure per evitare la ‘noia’ della fila diciamo al nostro amico introdotto nell’ambiente: “per favore, quando hai tempo, ... con comodo mi raccomando, non deve essere un peso per te, lo fai nei momenti morti (quelli che non costano niente, tanto per capirci) se puoi farmi un favore mi risparmi di fare tutta quella fila, grazie e… a buon rendere… (ecco perché hanno inventato i vuoti a perdere). Beh! se siete arrivati fin qui a leggere è perché siete degli eroi e/o perché mi conoscete e mi volete bene nonostante i miei deliri; e così per dire di aver capito la fenomologia vi propino una spiegazione para-matematica del fenomeno delle attese in fila indiana o una qualsivoglia lista di attesa con delle formule inversamente proporzionali espressa in frasi:
“Se vuoi ottenere un servizio nella metà del tempo che normalmente occorre devi pagare almeno 4 volte di più il normale costo;
Se vuoi risparmiare la metà sul normale costo di un servizio devi aspettare almeno quattro volte il tempo della normale attesa.”
Con queste affermazioni non voglio certo passare da economista del tempo, sono semplicemente uno che ha fatto la fila per 10 abbondanti lustri e dal mio punto di vista la lunghezza delle file sta crescendo esponenzialmente anno dopo anno, ve lo dice ‘Walking’! Dunque, quindi e… allora, per ritrovare quella pazienza che sembra sempre mancare come gli ‘Euri’ (‘Dollaro’ sta a ‘dollari’ come ‘Euro’ sta a ‘Euri’ o no?), mi dico tra me e me e ora anche a Voi:
C’è un luogo dove qualche volta si fa la fila per entrare (2 novembre), ma i residenti stabili di quel luogo non hanno fatto la fila per entrare perché spesso ci vanno per direttissima, stanno lì dentro tutti insieme, non si spazientiscono, non tentano di scavalcarsi, non pagano per passare avanti, hanno una pazienza invidiabile… non ‘soffiano’ nemmeno, e soprattutto sono stati serviti in modo completo.
Se ricorderemo questo, quando ci troveremo in full immersion nella prossima fila e qualcuno cercherà di passare avanti, avremo la saggezza di dire: “vai, vai avanti che a me viene da ridere, poi tanto ti ripiglio e… se ti ripiglio (magari più tardi possibile) in quel luogo dove non si fa la fila ma si sta tutti in fila!”. – Termina così il mio discorso sulla fila indiana che alla fine indiana non è!